Stepchild-adoption: per la prima volta un tribunale italiano riconosce l’adozione all’interno di una famiglia omogenitoriale

Il Tribunale per i Minorenni di Roma, con una sentenza storica depositata lo scorso 30 luglio 2014, ha riconosciuto l’adozione di una bimba che vive all’interno di una famiglia omogenitoriale con due madri. La coppia di donne ha avuto una bimba all’estero anni fa con procreazione assistita eterologa per realizzare un progetto di genitorialità condivisa.

Il Tribunale ha accolto il ricorso presentato per ottenere l’adozione della figlia da parte della mamma non biologica: si tratta dunque del primo caso di riconoscimento in Italia della “stepchild adoption”, già consentita in altri Paesi da decenni.

I giudici capitolini estendono al caso di specie l’istituto giuridico previsto dall’art. 44, lett. D della Legge 4 maggio 1983, n. 184 (“Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori”), che di fatto già da diversi anni era stata interpretata in senso esteso dalla giurisprudenza per consentire l’adozione da parte di singoli o di coppie non sposate nel caso in cui sussista di fatto una relazione genitoriale col minore.
Secondo un giusto procedimento logico del Tribunale per i minorenni di Roma (che richiama – fra gli altri – gli artt. 2 e 3 della Costituzione, nonché le sentenze Cost. 138/2010 e Cass. 601/2013, nonché ancora gli artt. 8 e 14 CEDU e la copiosa giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), se tale tipo di adozione c.d. “in casi particolari” é consentita alle coppie eterosessuali non sposate ed ai singoli, sarebbe allora certamente illegittimo, in quanto discriminatorio sulla base dell’orientamento sessuale, non consentirla anche per le coppie omosessuali.
Il tribunale rileva nello specifico come la giurisprudenza (non solo europea ma anche Italiana, vedi sopra) abbia già chiarito che l’orientamento sessuale del genitore non incide negativamente sulla crescita dei figli e come non vi sia alcuna ragione per dubitare della capacità genitoriale di coppie formate da due donne o da due uomini, ed espressamente afferma che “l’omogenitorialità è “una genitorialità “diversa” ma parimenti sana e meritevole di essere riconosciuta in quanto tale”.

 

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