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Impianto di embrioni “congelati” con dna del marito defunto: dopo la decisione dello scorso mese del Tribunale di Bologna è possibile.

In questi giorni le dichiarazioni conservatrici di due noti stilisti italiani hanno riaperto il dibattito sulla procreazione medicalmente assistita, cogliamo quindi l’occasione per riportarvi un’importante notizia di qualche settimana fa, che non ha avuto la giusta eco mediatica.

La vicenda (che trovate riportata qui) riguarda una donna cinquantenne di Bologna che per lungo tempo si è vista negare dal Policlinico Sant’Orsola il diritto di ottenere l’impianto degli embrioni crioconservati con il consenso suo e del marito, defunto pochi anni fa.

A seguito dell’esito negativo di un intervento di fecondazione assistita, eseguito nel 1996 presso il policlinico Sant’ Orsola di Bologna, la coppia prestò il proprio consenso alla crioconservazione degli embrioni: volontà, questa, confermata fino al 2010, anno di morte del marito.

Il motivo della negazione dell’impianto risiedeva nel fatto che la coppia non avesse richiesto tale procedura “per grave e documentata causa di forza maggiore relativa allo stato di salute della donna non prevedibile al momento della fecondazione”, ossia l’unica eccezione ammessa ai fini della crioconservazione ai sensi dell’art. 14, co.1 della l. 19 febbraio 2004, n.40 ( le norme in materia di procreazione medicalmente assistita attualmente in vigore), bensì a causa dei gravi problemi di salute del marito, che avrebbero impedito alla coppia di adempiere adeguatamente agli obblighi inerenti la responsabilità genitoriale.

Tuttavia, a seguito di una più attenta lettura dell’allegato concernente le linee guida sulle procedure e sulle tecniche di procreazione medicalmente assistita della medesima legge, il collegio della prima sezione civile del Tribunale di Bologna non solo ha accolto il reclamo della signora, ma ha ordinato al Policlinico, qualora la signora scegliesse di sostenere la gravidanza, di procedere immediatamente all’ intervento, in ragione dell’avanzata età di quest’ultima: in merito agli embrioni in attesa di un futuro impianto, tra cui quelli congelati prima dell’entrata in vigore della legge 40/2004 le linee guida prevedono che “la donna ha sempre il diritto ad ottenere il trasferimento degli embrioni crioconservati”.

 

Se volete maggiori informazioni sul tema della PMA (procreazione medicalmente assistita) e/o un primo orientamento legale scriveteci a info@gaylex.it 

La Commissione Nazionale d’Etica per la Medicina della Svizzera dice SI

In questi giorni è stato diffuso il Parere n.22/2013 della Commissione Nazionale d’Etica per la Medicina della Svizzera dal titolo La procreazione con assistenza medica: considerazioni etiche e proposte per il futuro.

Nel testo che trovate qui (NEK+Fortpflanzungsmedizin+It) in allegato nella sua traduzione italiana, la Commissione esprime parere favorevole su diversi aspetti della procreazione medicalmente assistita e perfino sulla gestazione di sostegno (ovvero la MPA, maternità per altri).

Si spera dunque che il Parlamento Svizzero tenga in considerazione questo importante documento scientifico per permettere la crescita e la formazione di nuove famiglie in Svizzera e in tutta Europa.

(Per le famiglie omogenitoriali già esistenti, ricordiamo che nonostante il vuoto normativo in Italia, è possibile dotarsi comunque di strumenti legali per la tutela familiare: per maggiori informazioni contattatateci all’indirizzo info@gaylex.it per un primo orientamento legale.)